Studio GriFo Studio GriFo

HYPER-X
THEME

FIND US

Hanway Square 16,
London, England

LET’S TALK

hello@royalflush.com
+43 (0) 4213 215 235

PROMUOVERSI CON IL MERCHANDISING

Il merchandising può avere diverse connotazioni, ma la più interessante per la promozione di piccole e medie imprese/attività è quella che prevede di vendere – o regalare a clienti fidati o in seguito a un acquisto – un prodotto il cui scopo principale è sponsorizzare la propria attività.

Per capirci, la penna che abbiamo sulla scrivania, con su scritto il nome e i dati del nostro commercialista, ecco: quello è merchandising; così come sono oggetti di merchandising le maglie e gli accessori dei nostri giocatori di calcio o di basket preferiti, in vendita presso moltissimi negozi e store online

A meno che la vostra attività non sia quella di possedere una squadra di calcio, e che dunque la merce si venda da sola, le caratteristiche da considerare nel valutare un oggetto di merchandising sono essenzialmente tre: utilità, visibilità ed estetica.

UTILITA’

Più un oggetto di merchandising è utile, maggiore sarà la richiesta di quel pezzo e, dunque, la sponsorizzazione che ne conseguirà. E’ presto spiegato, quindi, perché ogni Dicembre usciamo da negozi e attività commerciali con l’immancabile calendario sottobraccio.

Come valutare l’utilità di un oggetto e il suo riscontro in termini di pubblicità?

Nel valutare l’utilità di un oggetto bisogna innanzitutto analizzare la cerchia dei nostri potenziali clienti: se produciamo abbigliamento per ciclisti, sicuramente avremo un maggiore riscontro se come oggetto di merchandising scegliamo una borraccia, o un cappellino, piuttosto che una penna.

Diversamente, se siamo fisioterapisti, una pallina antistress, utile anche per esercitare o riabilitare i muscoli della mano, potrebbe fare al caso nostro. In questo modo si ha un doppio riscontro positivo: si invoglia il cliente a prendere l’oggetto, diventando così un nostro potenziale promoter, e si fa in modo che l’oggetto circoli il più possibile nell’ambiente di nostro interesse, oppure attiri l’attenzione di chi potrebbe essere interessato al nostro lavoro (la pallina antistress, se usata al di fuori di casa, potrebbe attirare l’attenzione di altri che hanno problemi alla mano e che potrebbero chiedere informazioni sulla pallina e sul tipo di esercizi, arrivando fino a noi.)

Tuttavia, indipendentemente dall’attività che svolgiamo, si può anche ricorrere ad oggetti più classici come penne e portachiavi, purché abbiano un’utilità che spinga i nostri clienti a farne uso e dunque ad esporre il nostro marchio il più possibile alla vista di altre persone.

Tra gli oggetti di merchandising maggiormente utilizzati ci sono sicuramente i capi di abbigliamento, soprattutto t-shirt, che oltre ad essere più economiche rispetto a tante altre soluzioni su citate, presentano anche un altissimo potenziale di visibilità.

Peccato che, oltre ad essere l’oggetto più utilizzato per il merchandising, è anche l’oggetto che, nella maggior parte dei casi, viene utilizzato nel peggiore dei modi.

POTENZIALE DI VISIBILITA’

La t-shirt è l’oggetto più “merchandizzato” (so che non si dice, ma l’importante è farsi capire) di sempre, perché è quello con il più alto tasso di visibilità. Con una t-shirt addosso siamo praticamente dei manifesti pubblicitari ambulanti, che vagano in giro per il mondo sponsorizzando questa o quella attività/evento.

Non ricordo neanche quante sono le cose che ho scoperto guardando una t-shirt: Gli Arctic Monkeys, l’Home Festival di Treviso e il mio negozio di fumetti preferito, sono solo alcuni esempi, gli unici che riesco a ricordare in questo momento. Ma di sicuro ce ne sono molti altri.

Eppure, leggendo questo articolo, ti starai magari chiedendo: “allora perché quando le t-shirt le ho fatte io, non le hanno guardate manco di striscio e sono ancora tutte in magazzino a fare la muffa?”

Perché probabilmente mancava il terzo parametro: l’estetica.

ESTETICA

Molto spesso le aziende scambiano le t-shirt da merchandising con la divisa dei loro dipendenti, senza rendersi conto che regalando ad un cliente una t-shirt con su scritto a caratteri cubitali : “Macelleria Fratelli Bianchi – Tel.: 06/12….” hanno soltanto buttato via i soldi per la sua realizzazione, perché quella maglietta finirà con ogni probabilità nel cassetto dei panni di quarta mano, buoni per sistemare la cantina, raccogliere le olive o spolverare i mobili del soggiorno.

Nessuno la vedrà mai, e dunque l’intento principale dell’oggetto, e cioè quello di sponsorizzare la vostra attività, è fallito.

Come rendere una t-shirt un oggetto di merchandising gradevole per i nostri clienti?

Prendiamo ad esempio la ormai affezionata macelleria dei Fratelli Bianchi (ovviamente è un nome fittizio, anche se non è difficile che esista davvero una macelleria bianchi a Roma) ed analizziamo una possibile applicazione di merchandising.

Questa t-shirt non possiede molte informazioni sulla macelleria, anzi, a prima vista non sembra neanche una t-shirt promozionale, ma una comune maglietta acquistata in negozio: fondo salmone, illustrazione semplice, lineare e simpatica di un maialino, e la scritta “Very Italian Pig” che fa sorridere e attira l’attenzione quanto basta per centrare l’obiettivo.

Per rimandare alla macelleria dei fratelli Bianchi basta un solo contatto: il sito web. Tanto basta per permettere alle persone di visitare il sito, dove troveranno tutte le informazioni necessarie. Nessun indirizzo, nessuna provincia, nessun numero di telefono a caratteri cubitali: sono informazioni che su una t-shirt sono completamente inutili, primo perché nessuno fermerebbe uno sconosciuto per strada per segnarsi il numero della pizza a domicilio, e secondo perché tutta quella accozzaglia di scritte non attira l’attenzione dei nostri potenziali clienti.

In conclusione, fare merchandising viene spesso considerato da imprenditori e commercianti una perdita di tempo e soldi, ma la verità è che, se fatto bene, può invece portare diversi benefici e risultati. Per fare merchandising nel migliore dei modi si può cominciare ponendosi una semplice domanda: “Meglio tante informazioni dette male, o una sola informazione veicolata bene?”. La scelta è facile.

 

Share Post :

More Posts

Lascia un commento